Deus Ex Machina: recensione

(warning spoilers)
Da bravo programmatore interessato di intelligenza artificiale non potevo mancare di vedere Deus Ex Machina, un film di HollyWood che usa il tema dell’intelligenza artificiale come scusa per toccare problemi etici.
E li tocca eccome, come una pugnalata al cuore!

Un giovane programmatore come me vince un concorso indetto da BluBook, una compagnia che è Google+Facebook messi assieme.
Viene lasciato in Groenlandialaska, da un elicottero, nella tenuta del CEO.
Entra nel capanno di Narnia.
E viene accolto da nessuno, in una casa che sembra il sogno erotico di un architetto.
Trova il proprietario, intento ad allenarsi con un sacco da boxe.
Il giovane non è lì come consulente, ma come “amico”.

Dopo un NDA del tipo “se dici qualcosa a qualcuno sei morto”, il capo-amico lo accoglie appieno nella sua casa-centro di ricerca, e gli fa conoscere AVA detta EVA, una gnocca robotica il cui scopo è essere più intelligente e umana possibile.

Il capo lascia il giovane parlare liberamente con AVA, videosorvegliato, con il compito di “testarla”, in tutti i sensi.
È chiaro che tra AVA e il giovane ci sarà più di un amicizia; lui orfano e verginello, lei delicata e attraente.

Il film è scandito in giornate e nell’arco di una settimana ci sono rivelazioni sempre più sconvolgenti:

  • AVA è volutamente senza pelle per evitare coinvolgimenti emotivi
  • Al capo non gliene frega nulla di lui come programmatore
  • il capo ha una assistente asiatica muta
  • c’è un punto in cui c’è il vetro ammaccato da un colpo potente
  • l’assistente asiatica ha un “firewall”
  • il capo è un ubriacone
  • ci sono frequenti inspiegabili black out, durante i quali nessuno può uscire
  • L’intelligenza di AVA è stata fatta “acquisendo” dati da Android, Facebook e servizi web. L’EULA attuale in realtà consente ciò…
  • il giovane è stato scelto in base a come si comportava sul web, non tramite il concorso
  • AVA può creare black out a piacimento, ma non troppo
  • AVA dice al giovane che non può fidarsi del capo
  • AVA cerca chiaramente di sedurre il giovane
  • L’assistente in realtà è un robot
  • il capo beve per dimenticare
  • per dimenticare il suo tentativo di fare la donna perfetta
  • gli altri esperimenti sono falliti, perchè non si può tenere un “umano” in gabbia
  • al termine dell’esperimento AVA verrà disattivata e “migliorata”
  • AVA odia il capo
  • AVA e il giovane pianificano una fuga d’amore durante un black out
  • il capo sa del piano di fuga grazie a telecamere autonome
  • il giovane aveva già avviato il piano di fuga ieri, aprendo le porte in caso di black out
  • AVA vede il giovane solo come una via di fuga, non può provare “amore”

(finale a carico del lettore)

Il tutto condito da una musica che fa sembrare che il mondo crolli da un momento all’altro, e qualche momento leggero, dove ballano allegramente.

Il capo è un genio informatico, che ci tiene alla forma fisica, cucina buona e ha buon gusto, finalmente un programmatore nei film che esce dallo stereotipo.
Peccato che sia dalla bottiglia facile, leggermente psicopatico e asociale, considerando le sue androidi e il suo collaboratore come oggetti che può creare, usare, o spegnere a piacimento.
Tutto è una macchina, domanda – risposta.
Le telecamere ovunque (anche i bagni) non aiutano.

Il giovane è il classico stereotipo di chi sta al computer. Gergo fantascientifico, goffo, ottima cultura e mortalmente ingenuo.

Però il film mi lascia mooolto perplesso.
Innanzitutto l’intelligenza artificiale centra ben poco.
Si avrebbe potuto riscrivere la storia come quella di un neurochirurgo pazzo che ha scoperto come manipolare il cervello, per crearsi la donna perfetta, e per farlo ha creato dei cloni o rapito fanciulle, e plagiato il loro cervello.
Il capo dice ben chiaramente al giovane che non gli importa nulla dell’Intelligenza Artificiale, come venga creata o che, importa che sia “così e basta”.
Gli androidi impazziscono e usano tutto il possibile come farebbero delle fanciulle rapite e adescate.
Nella sua stanza il capo ha letteralmente degli scheletri nell’armadio, con i precedenti esperimenti falliti.
I prigionieri sono costantemente sorvegliati dal Grande Fratello-Capo.

Non mi piace perchè getta cattiva luce su un campo della scienza come l’intelligenza artificiale, che può portare immensi miglioramenti alla condizione umana.
L’unico scopo di questo campo non è replicare a tutto tondo l’intelligenza umana, ma migliorare e adattare strutture di dati, programmi, in modo che possano fare compiti “intelligenti” in modo più efficiente, economico o più sicuro.
Analizzare immagini, scoprire truffe, riconoscere delinquenti, assistere malati, supporto psicologico, computer più amichevoli e facili da usare, supporto alle decisioni, pubbliche amministrazioni efficienti e attenti al cittadino, meno incidenti in auto, diagnosi e cura di malattie, chirurgia più precisa con ricoveri in giornata, test di farmaci più veloci e con meno cavie, scoperta nuovi mondi, e potrei continuare ancora…
Il vero pericolo è trattare le persone come macchine.

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